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Un caffè a San Marco

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Velocità

La barca dei carabinieri torna a Venezia nella notte. L'acqua è nera, e le luci della città sono tutte accese, ferme e calme, come ogni notte. Sono le due meno venti quando la barca tocca la riva. I carabinieri portano via Volpe, in silenzio; Neve dorme in braccio a James, piccola e calda. Poi, per James, un letto nel piccolo albergo con la porta verde, vicino alla stazione. Il portiere di notte dorme su una sedia, con la testa contro il muro; James prende la chiave dal gancio senza fare rumore. In camera mette la giacca bagnata sulla sedia e Neve sul tappeto, vicino al letto. Fuori, nel canale, passa una barca sola, piano; poi niente. Poi una doccia calda, lunga, dieci minuti: l'acqua porta via il sale del mare e il gasolio dai capelli. Sono le tre. Dorme poco.

Alle sei suona una campana, lontano, e poi un'altra, più vicina: è domenica. Un motore passa sul canale. Un carrello corre sul ponte di pietra, con le ruote che fanno un rumore forte. Qualcuno apre una finestra, una voce chiama un nome. Venezia ha il rumore di tutte le mattine. Sul tavolo della camera c'è una piccola radio, e James la accende. «Buongiorno da Venezia. Sono le sei e mezza», dice la voce. «Questa notte, a mezzanotte, la legge nuova è cominciata: le centrali del nord adesso sono dello Stato. Nessun problema per la corrente. A Venezia, una festa finisce con i carabinieri: per ora, nessun nome.» James spegne la radio, e per un momento sorride.

Scende dal letto ed entra nel bagno. Allo specchio guarda il fianco: un segno grande, blu e rosso, del colpo contro il motore. E la spalla, blu, del colpo di torcia. Il collo è rosso e fa male quando gira la testa. Usa il rasoio con calma, mette una camicia pulita e la giacca chiara. Poi prende dalla valigia la sciarpa rossa di Chiara e la mette nella tasca della giacca. Neve dorme ancora sul tappeto. Alle otto il cielo è già azzurro.

Il portiere, adesso sveglio, dice «Buongiorno». James mette sul banco la giacca bagnata, nera di gasolio. «Per il sarto, lunedì», dice James. Il portiere guarda la giacca, guarda James, e non fa domande. La strada fino a San Marco è lunga venticinque minuti. Neve cammina dietro James per tre ponti, poi chiede le braccia. Sul primo ponte James conta i gradini: quattordici su, quattordici giù. Davanti a un forno, una donna alza la serranda, e l'odore del pane caldo esce sulla strada. «Un cornetto, per favore», dice James. «Un euro e cinquanta», dice la donna. James mangia il cornetto per strada e dà un pezzo piccolo a Neve. Sotto i portici, i lampioni sono ancora accesi, pallidi nel sole: nessuno li spegne. Sono le otto e venticinque quando la strada stretta finisce e arriva la luce grande della piazza.

La piazza San Marco è piena di sole. I piccioni camminano tra i tavolini, la basilica brilla bianca e oro, le campane suonano lente. I gondolieri aspettano i primi turisti vicino all'acqua. Un uomo vende il cibo per gli uccelli vicino alla colonna. L'aria sa di sale e di caffè caldo. Sotto i portici i camerieri mettono fuori le sedie, e due uomini lavano le pietre con una scopa e molta acqua. James arriva a un tavolino, all'ombra, mette la giacca sulla sedia e guarda la piazza. Ha sonno, ma è un sonno buono: il lavoro è finito. La notte è già lontana. Sono le otto e mezza: ha mezz'ora, e un tavolino. Stanotte, sulla barca, Paolo ha detto: alle nove, al bar della piazza: lui, Q e la scatola.

Alle nove i due uomini di bronzo sulla torre dell'orologio colpiscono la grande campana: nove colpi lenti. Al nono colpo arrivano due uomini, insieme, tra i piccioni. Paolo ha il cappotto chiuso fino al collo e una borsa di pelle in mano. Accanto a lui cammina Q, con gli occhiali storti e la vecchia giacca di tweed: ha l'aria di un uomo che ha dormito due ore. Paolo apre la borsa: dentro c'è la scatola nera, con un foglio del giudice di Venezia. «Dai carabinieri, alle otto», dice Paolo, e dà la borsa a Q. Q apre la scatola e guarda dentro. «Vuota», dice Q. «Ma intera», dice James. «Per una volta», risponde Q. «Di solito le mie cose tornano rotte.»

«A proposito di cose rotte», dice Q, e guarda James sopra gli occhiali. «Dov'è la mia macchina?» «Nel garage della stazione», risponde James. «Intera. Con un graffio dietro. Piccolo.» Q chiude gli occhi per un momento. «Questa volta ti credo», dice Q.

«E Volpe?», chiede James. «Volpe non parla», risponde Paolo. «Dopo l'arresto ha detto una sola frase: come sta il mio cane?» «E Marco?», chiede Q. «Marco parla molto», dice Paolo, e guarda la piazza. «Con il giudice, anche stamattina.» Neve dorme sulle gambe di James. Adesso apre gli occhi e guarda Q. «E il cane? Che cosa fai con lei?», chiede Q. «A Chelsea un cane non serve. La vuoi tu?», risponde James. Neve sale piano sulle gambe di Q, mette la testa sotto il suo braccio e chiude gli occhi. «Il mio laboratorio è tranquillo, la notte», dice Q. «E Neve capisce le macchine.» «Grazie, Q. Per tutto», dice James. «Ragazzo mio», dice Q, e per un momento mette una mano sulla spalla di James.

«Il telefono, per favore», dice James al cameriere. Il cameriere esce dal bar con il telefono e il filo lungo, lungo fino al tavolino. James chiama Londra. «Piove a Londra?», chiede la voce di Moneypenny. «Qui piove sempre», risponde James. La linea è aperta: niente nomi, niente città. «Il pacco è al sicuro. Il lavoro è finito», dice James. «Un momento», dice Moneypenny. Poi arriva la voce di M, corta come sempre. «Lunedì. In ufficio. Alle otto», dice M. «L'ufficio è lontano, e qui c'è il sole», risponde James, e guarda il sole sulla piazza. M non ride mai quando James scherza. La chiamata finisce così, senza altre parole. Sempre così, con M. «Anche la domenica», dice Q, e alza gli occhi al cielo. «Anche il mio capo è così», dice Paolo.

Al tavolino vicino, un uomo con un cappello legge il giornale del mattino. «Guarda qui: Volpe, quello delle centrali!», dice l'uomo alla moglie. James vede il titolo, in grandi lettere nere: VENEZIA, ARRESTATO L'INDUSTRIALE VOLPE. Sotto, più piccolo: «I carabinieri: un piano contro la rete elettrica del nord. Alla festa, a mezzanotte, anche due ministri.» E un secondo titolo: ROMA, LA LEGGE NUOVA FUNZIONA. Sotto c'è la foto del ministro dell'energia, con una frase: «La prima notte dello Stato è una notte normale. La corrente è di tutti, non di un uomo solo.» «Due ministri!», dice la moglie. «E adesso?» «Adesso i ministri dicono: Volpe? Mai visto. E Roma fa una bella figura», risponde l'uomo, e ride. La moglie ride con lui. Paolo guarda James, James guarda Q, e nessuno dice niente. James alza la mano verso un cameriere: un caffè.

Sono le nove e quaranta. Dall'altra parte della piazza, vicino alla colonna, c'è una donna con un cappotto scuro. Q vede la donna. Q guarda Paolo, e Paolo guarda Q. «L'aereo del Servizio parte alle dieci e mezza», dice Q, e prende la borsa e Neve. «E io torno al lavoro», dice Paolo. «Anche la domenica.» «A lunedì, ragazzo mio», dice Q. Paolo mette una mano sulla spalla di James, e i due uomini vanno via insieme, verso l'acqua.

Il cameriere porta due caffè al tavolino, tra la gente e i tavoli pieni. Le tazze sono piccole e bianche, e il caffè fuma dritto: stamattina non c'è vento. «Due caffè, signore», dice il cameriere, e torna via veloce. James ha ordinato un caffè solo. Guarda la seconda tazza, poi guarda di nuovo la colonna.

Un cappotto scuro attraversa la piazza, lento, tra la gente. Niente sciarpa, oggi: solo il passo che James conosce bene, e gli occhi tristi di sempre. È Chiara, con un sorriso vero: il primo che James vede da giorni. I piccioni volano via davanti ai suoi passi. Arriva al tavolino e prende la sedia libera, davanti a James.

«Il porto, la barca, la montagna... Stavolta non è un gioco», dice James, piano. «Lo so», risponde Chiara, e prende la sua tazza con due mani. «E la barca piccola?», chiede James. «Non mi serve più. E non è mia: è la barca di Volpe», dice Chiara. «Sono andata via al buio, così gli uomini di Volpe non mi trovano. Non dimenticano mai. Stanotte ho aspettato vicino all'acqua, al buio, e ho guardato le barche dei carabinieri. Nella barca c'è un sacco con il mio cappotto. L'ho preso e ho lasciato la barca al molo: il cappotto è asciutto. Poi ho aspettato la mattina, qui in piazza. Dentro, al banco del bar, ho visto il cameriere con il tuo caffè, e ho chiesto un caffè anche per me. Poi sono andata alla colonna.» James prende la sciarpa rossa dalla tasca della giacca e la mette sul tavolino. «La tua sciarpa», dice James. Chiara la guarda, sorpresa, poi la prende e la stringe contro il petto, con un sorriso piccolo e vero. «Un caffè, senza pistole», dice James, e sorride. «Non è un cattivo finale.» Il cameriere porta il conto. «Quattordici euro», dice il cameriere. «Quattordici euro per due caffè», dice James. «Sette euro l'uno: il prezzo della vista.» Poi mette i soldi sul tavolino: sono i soldi del casinò di Sanremo. «Paga il signor Volpe», dice James. Chiara ride.

James beve il suo caffè, senza zucchero, come sempre. Guarda la piazza: il sole sull'acqua, i piccioni, i turisti con le mappe in mano, un gondoliere che canta piano. Nessun nemico, nessuna bugia, solo una piazza tranquilla di domenica. Sulla torre l'orologio dice le dieci, e le campane suonano di nuovo. Un vaporetto della domenica passa lento davanti alla riva, pieno di gente con le macchine fotografiche. Stasera la scatola nera è a Londra, al sicuro. James è ancora qui, al sole. Londra può aspettare fino a lunedì.