La montagna
«Domani Lei nuota con i pesci.» Le parole di Volpe restano nella testa di James per mezz'ora, nel buio piccolo della cabina. Dietro la porta di legno c'è ancora la barra di ferro: la penna e il Rolex, questa notte, non servono. Il motore tace: la barca non va più, ferma fuori dal porto, davanti a Sanremo. Sopra di lui sente passi sul ponte, poi silenzio. Dalla finestra rotonda James vede le luci di Sanremo, vicine, sull'acqua nera. James non dorme. Pensa alla scatola nera, alla casa bianca nella foto, a Chiara: dov'è, adesso? Alle tre di notte sente un rumore alla porta: qualcuno toglie piano la barra di ferro, poi una chiave gira nella serratura.
Qualcuno apre la porta, piano piano. È Chiara, con le chiavi del Gigante in mano e un dito sulla bocca. Ha la faccia bianca e la mano trema. «Ho messo una medicina nel suo vino. Il Gigante dorme», sussurra Chiara. «Ho preso le chiavi dalla sedia, vicino a lui.» Poi mette una cosa fredda e pesante nella mano di James: la Walther. «Dalla stessa sedia. È tua», aggiunge Chiara, piano. James mette la Walther nella cintura. «Vieni. Adesso», sussurra Chiara. «Non c'è tempo.» James segue Chiara fuori dalla cabina, nel corridoio.
Il corridoio è stretto, con muri di legno scuro e una piccola lampada gialla in fondo. C'è odore di sale e di mare vecchio. Su una sedia, vicino a una porta, il cameriere dorme con una bottiglia vuota in mano; non sente niente. James e Chiara camminano piano sul pavimento di legno, senza scarpe, senza parole, un passo dopo l'altro fino alla scala. Ai piedi della scala c'è la sedia del Gigante: è vuota, e l'uomo non c'è più. «Non dorme più», dice James, piano. Il cuore di James batte forte: dietro ogni porta chiusa, forse, c'è un altro uomo di Volpe.
Sul ponte c'è aria fredda e tanto vento. Il cielo è nero, senza luna, con solo qualche stella. Ma il Gigante è lì, il cappotto nero contro il buio della notte, in cima alla scala. Vede James e Chiara subito e viene verso di loro, senza dire niente — non parla mai. James tocca la Walther, poi lascia la pistola nella cintura: un colpo sveglia tutta la barca. Alza il Rolex, gira il bottone e punta il laser agli occhi del Gigante: una luce forte, molto forte. Nel buio c'è solo la luce: niente mano, niente orologio. Il Gigante alza le mani davanti alla faccia e per un momento non vede più niente. «Ora!», dice James. Lui e Chiara saltano in mare, giù, nel buio, lontano dalla barca.
L'acqua è fredda come ghiaccio. Non è facile respirare. James nuota piano, con Chiara vicino, verso le luci di Sanremo, vicine sull'acqua nera. Nuotano per dieci minuti nel buio, senza parlare, con le braccia stanche e il sale in bocca. Poi, finalmente, sotto i piedi sentono la sabbia. È la stessa spiaggia piccola e grigia: la spiaggia di Sanremo, dove James è entrato in acqua la sera prima. Sotto un sasso, vicino alle rocce, trova le scarpe e la giacca. Prende le scarpe e la giacca, e le mette.
Chiara trema dal freddo, seduta sulla sabbia. «Adesso Volpe sa», dice Chiara. «Sa che ho preso le chiavi. Non posso tornare.» «Sei con me», risponde James, piano. «Va tutto bene.» Poi James prende dalla tasca dei pantaloni la foto della casa bianca sulla montagna. La foto è bagnata, ma la casa è ancora chiara. James la mostra a Chiara. Chiara la guarda a lungo. «La conosco», dice Chiara. «È a Cervinia, sulla montagna, con la neve intorno. È la casa di Volpe.»
Il cielo è ancora nero. James e Chiara camminano fino alla macchina, con i capelli pieni di sale. La macchina rossa aspetta dove James l'ha lasciata la sera prima, a tre strade dal mare, con la valigia nel bagagliaio. James apre la valigia: dentro ci sono vestiti asciutti. James dà a Chiara una camicia bianca e il maglione. Chiara toglie dalla tasca del vestito bagnato la sciarpa rossa, la tiene un momento nella mano, poi la mette nella tasca del maglione. I due mettono i vestiti asciutti, al caldo della macchina. James mette la penna di Q, il gettone e la foto nella tasca dei pantaloni asciutti, e la Walther sotto la giacca. Poi aspettano la luce. Alle sette il cielo diventa chiaro dietro le montagne, prima grigio, poi rosa. James guarda il Rolex: sono le sette di mercoledì. Sabato a mezzanotte: tre giorni e diciassette ore. Le prime barche dei pescatori escono dal piccolo porto, lente sull'acqua calma.
Il piccolo apparecchio nero di Q è nella tasca dei pantaloni, bagnato di mare: non funziona. Alle sette e mezza scendono di nuovo alla spiaggia, al bar. James chiede il telefono al barista e chiama la stazione di Roma. Risponde Marco, con la voce fredda. «Esportazioni Universali, Roma. Piove a Londra?», chiede Marco. «Qui piove sempre», risponde James. Senza l'apparecchio la linea non è sicura: James parla in codice, come tutti gli agenti. «Il pacco è sulla piramide, in una casa bianca. Cerco una stella per la notte.» «Capito. La stella è l'Albergo Stella, a Cervinia: piccolo e tranquillo», dice Marco. «Prenoto io, a nome Smith. Vai.» «Va bene», risponde James. «Avviso Paolo e Londra», dice Marco. James chiude il telefono e pensa: Marco è l'uomo di Paolo, e con Paolo tutto va bene. È un amico di dieci anni.
Poi camminano di nuovo fino alla macchina. James preme il bottone nero vicino alla radio: i vetri diventano scuri. «Adesso nessuno ti vede», dice James. Chiara guarda i vetri scuri e, per la prima volta da ore, sorride. Prima della strada lunga, James fa benzina. I due partono verso nord, verso le montagne. L'Aston Martin corre sola nella strada vuota della mattina.
La strada sale piano, poi meno piano, tra pini alti e case sempre più piccole. Dopo un'ora l'aria cambia: fredda, poi molto fredda. Vicino alla strada arriva la prima neve, bianca e pulita. Chiara guarda fuori dal finestrino e non dice niente per molti chilometri; James guida con calma, una mano sul volante, gli occhi sulla strada che gira. Sull'ultima parte della strada, tutta bianca di neve, James preme il bottone verde vicino alla radio. Le ruote tengono bene sulla neve. Dopo alcune ore la strada arriva a un piccolo paese di montagna: case di legno, fumo dai tetti. Davanti a tutto c'è il Cervino, una montagna a forma di piramide, bianca nella luce del pomeriggio.
Cervinia è piccola e tranquilla, con la neve sui tetti. James ferma la macchina davanti a un piccolo albergo di legno: l'Albergo Stella. Dentro c'è caldo, e una donna alla porta guarda i due con curiosità. «Il signor Smith? Una camera, prenotata», dice la donna. La donna scrive il nome nel grande registro. Poi guarda Chiara. «Due?», chiede la donna. «Due», risponde James. «Il nome della signorina?», chiede la donna. «Chiara Marini», risponde Chiara. Poi, piano, James dice a Chiara: «Sono un agente serio.» Chiara sorride. «Centoventi euro per camera, con la colazione», dice la donna. «Due camere: duecentoquaranta euro.» James paga. La donna dà a James due camere, una vicino all'altra, al primo piano, con un letto, una sedia e una finestra su tutta la valle.
Dalla finestra della camera, James vede la casa bianca di Volpe, molto in alto sulla montagna, piccola come un dente bianco nella neve, e una linea sottile nel cielo: il cavo della funivia. «Sono stata dentro due volte, per le feste di Volpe», dice Chiara. Prende carta e penna dal tavolo e disegna la casa con calma: la stazione della funivia in basso, le scale dentro, la stanza bianca in cima. «Qui, sotto un vetro, Volpe tiene le cose importanti», dice Chiara, con il dito sul disegno. «Se la scatola non è sulla barca, è qui.» «Come entro?», chiede James. «Ogni mattina alle sette la funivia sale con il cibo», risponde Chiara. «Pane, vino, verdura. Nessuno guarda dentro le scatole.» In fondo al foglio scrive anche un numero di telefono. «Se non sono con te, chiama questo numero», dice Chiara. «È l'ufficio di Volpe a Venezia. Se i suoi uomini mi prendono, mi portano lì.»
Prima di cena, nel piccolo negozio del paese, James compra un cappotto caldo e un paio di scarpe da neve per Chiara, che non ha più le scarpe. «Il cappotto, centodieci euro. Le scarpe, novanta. Duecento euro», dice la donna del negozio. Compra anche uno zaino nero: «Quarantacinque euro», dice l'uomo. James paga tutto con i soldi del casinò. Poi mangiano zuppa calda e pane vicino al fuoco, in silenzio. Sono molto stanchi, dopo la notte in mare. Fuori fa molto freddo e il paese è già scuro. Più tardi, prima di dormire, James guarda dalla finestra della camera: la strada del paese è bianca e vuota sotto un lampione giallo. Poi vede un uomo grande, fermo davanti all'albergo. È il Gigante. Aspetta, fermo, gli occhi verso le finestre dell'albergo. James chiude la finestra piano e spegne la luce. Dorme poco: pensa all'uomo grande sotto il lampione. Domani, alle sette meno dieci, prova la funivia. Ma una domanda resta nella testa di James: come sanno sempre dove sono? Non capisce. Non ancora.