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La telefonata e Venezia

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Velocità

Giovedì, poco dopo le due. La strada davanti all'Albergo Stella è vuota. Niente auto grigia, niente Chiara, solo il vento freddo della montagna e la neve che cade piano. James cerca per sei ore. Va alla stazione della funivia: le porte sono chiuse, le luci spente. Va al bar del villaggio: il barista dice di no con la testa e guarda il bicchiere. Cerca nella piazza, dietro le case di legno, vicino alla chiesa con la porta di ferro. Chiama il nome di Chiara nelle strade strette, ma nessuno risponde. Niente segni nella neve fresca, niente segno del Gigante. Il sole scende dietro le montagne e, alle otto, il cielo è già nero e freddo.

James torna all'Albergo Stella, le scarpe bagnate di neve. Il corridoio è freddo e vuoto, con una sola luce gialla sopra un telefono vecchio sul muro. Fuori, dietro il vetro della porta, la neve continua a cadere. James alza il telefono e chiede Londra. Il piccolo apparecchio nero di Q è asciutto, adesso: lo mette sul telefono. Aspetta, con la mano fredda. «Piove a Londra?», chiede la voce di Moneypenny, senza il solito sorriso. «Solo il martedì», risponde James. «Linea sicura», dice Moneypenny. «Due giorni, James. Nessuna chiamata. Ti passo M.»

«M, Marco ha la scatola», dice James. «Paolo lo ha mandato qui, e anche Lei.» James aspetta. Il silenzio è lungo. Poi arriva la voce di M, bassa e dura. «Marco? Non ho mandato nessuno, 007. Paolo è a Milano. E Marco non risponde al telefono da mezzogiorno», dice M.

James chiude gli occhi. Vede di nuovo l'autista silenzioso, con le chiavi in mano, a Genova. Vede gli alberghi: il Riviera a Sanremo, lo Stella a Cervinia. Marco ha scelto tutti e due. Vede l'auto nera sulla strada della costa: a Genova, davanti all'aeroporto, Marco sente la strada e l'ora. Vede il Gigante nel villaggio, sempre un passo dietro. E ricorda il codice: il pacco, la piramide, la stella. Al telefono, Marco dice anche «Cervinia», su una linea aperta. E a ogni telefonata per la stazione risponde Marco. Ora capisce tutto: la scatola nera è di nuovo di Volpe. James apre gli occhi. La faccia non ride più.

«Torna a Londra, 007», dice M. «No, M», risponde James, piano ma fermo. «Vado a Venezia. La ragazza che lavora per Volpe e ora aiuta me è Chiara Marini.» M non dice altro. La linea chiude.

James prende dalla tasca il foglio con il disegno della casa bianca. In fondo al foglio c'è il numero di Chiara: l'ufficio di Volpe a Venezia. James alza di nuovo il telefono e chiama quel numero. Tre squilli, poi una voce calma. «Dov'è Chiara?», chiede James. «Buonasera, agente Bond», dice Volpe. «La signorina Marini? Una brava ragazza. Lavora per me, agente, da sempre.» James non risponde. È vero? «A Venezia, agente», dice Volpe. «Sabato. A mezzanotte.» Il telefono chiude.

James guarda il Rolex: sabato a mezzanotte, quasi cinquantadue ore. Prende le chiavi dell'Aston Martin ed esce nella notte. La strada per Venezia è lunga e vuota, le montagne sono nere contro il cielo nero, i fari tagliano il buio davanti a lui. La radio resta spenta. Le mani sul volante sono fredde. James pensa a Chiara, poi a Paolo, poi a niente. James è solo.

Sette ore di strada, e finalmente Venezia: acqua dappertutto, niente macchine, solo barche che passano piano sui canali stretti. L'aria ha un odore di sale e di pietra vecchia. James lascia l'Aston Martin nel garage vicino alla stazione: qui non ci sono strade per lei. «Trentacinque euro al giorno», dice l'uomo alla cassa. James paga. Sono le tre e mezza di notte. James cammina con la valigia in mano. Arriva a un piccolo albergo, con una porta verde: l'Albergo Ponte Verde. «Centottanta euro a notte», dice il portiere di notte. James paga la prima notte, e il portiere gli dà una chiave. La sua stanza è piccola, con un letto stretto e una finestra su un canale stretto, con due piccoli ponti di pietra sotto.

Prima di dormire, James chiede Londra al telefono dell'albergo. Mette di nuovo il piccolo apparecchio nero sul telefono: «Piove a Londra?» «Solo il martedì.» «Linea sicura.» La linea di notte non dorme mai. «Ufficio di M», risponde una voce stanca. «Sono Moneypenny.» «Albergo Ponte Verde, vicino alla stazione, a Venezia», dice James. «Di' a M che voglio Q qui. Alle nove.» «Scrivo tutto, James», risponde Moneypenny. «Dormi un poco.»

James apre la finestra. L'acqua verde è calma. Aspetta.

Alle nove arriva Q, con una valigia. Respira forte, stanco delle scale. I pochi capelli grigi in disordine, la vecchia giacca di tweed del viaggio. «Mi hanno svegliato alle quattro, ragazzo mio. Un aereo del Servizio, alle cinque», dice Q. «E poi le scale! Qui ci sono solo scale e acqua.» «Anche a Venezia?», chiede James, con un sorriso. «Sempre. E l'acqua non aiuta», risponde Q. Poi guarda il taglio sotto l'occhio di James. «E questo?», chiede Q. «Un albero, a Cervinia. Ha vinto lui», risponde James.

Q apre la valigia sul letto e prende una chiave bianca, leggera, piccola come un'unghia, e la dà a James. «Questa chiave è nuova», dice Q. «Nel mio laboratorio la scatola non ha bisogno di una chiave. Lunedì, quando la scatola è sparita, ho cominciato a lavorare, giorno e notte. Ieri sera ho finito.» «Quattro giorni», dice James. «Quattro giorni. E quasi niente sonno», risponde Q. «Prima la scatola», spiega Q. «Da sola, la scatola non fa niente. La rete del nord è una sola: da una sala di controllo, la scatola parla con tutte le centrali. Ha bisogno di una porta nella rete. Volpe ha la porta. Quando la scatola è accesa là, parla con le centrali elettriche ogni secondo e dice: spento, spento, spento. Così le centrali non ripartono.» «E la chiave?», chiede James. «La metti nella scatola, e in due secondi la chiave cancella il programma», risponde Q. «Senza il programma, la scatola è muta. Le centrali ripartono da sole, ma dopo molte ore.» James guarda la chiave vicino alla luce della finestra. «E se qualcuno toglie la chiave?», chiede James. «Non serve a niente: il programma non c'è più», risponde Q. «Per un programma nuovo servono settimane.» «C'è un problema?», chiede James. «Sì. Sul fianco della scatola c'è un piccolo buco: la chiave va lì, con la tua mano», risponde Q, serio. «Non a distanza. Devi essere lì, vicino alla scatola.»

Poi Q prende un foglio dalla giacca e legge. «Un messaggio di M», dice Q. «Marco è a Venezia: lo hanno visto alla stazione ieri sera, alle undici. I carabinieri di Venezia hanno la sua foto e lo cercano: ha rubato la macchina della stazione. Anche Paolo viene a Venezia, per aiutare. Volpe ha un palazzo sul Canal Grande, Palazzo Volpe. E la sua barca grande, La Volpe, è in viaggio: sabato mattina è davanti al Lido. Domani sera, alle ventidue, c'è il gala di Volpe Energia. E M dice: fai come vuoi tu, ma stai attento.» «Una festa. Perfetto», dice James. «Ho una maschera? No. Un invito? No.» «Ci sono io, ragazzo mio», risponde Q, e per una volta sorride.

Più tardi James va alla finestra con una tazza di caffè in mano. Sul canale, sotto il primo ponte, passa lenta una gondola nera. Il sole è alto sull'acqua. Dietro, sul secondo ponte di pietra, un uomo magro, con gli occhiali da sole, cammina lento dietro una donna con un cappotto scuro. L'uomo resta fermo, alza la testa e guarda proprio la finestra di James. Poi cammina di nuovo. James conosce quei capelli scuri e quel modo di camminare. La donna cammina libera, sola, senza paura, la testa alta. Marco e Chiara. «Come conosce il mio albergo? La macchina rossa, nel garage della stazione: facile da vedere», pensa James. Il caffè di James diventa freddo nella tazza. «Con chi sei, Chiara?», pensa James. Prende la giacca ed esce di corsa, giù per le scale strette dell'albergo.

Ma nelle strade strette vicino al mercato James perde i due: una porta, un ponte, e non ci sono più. Cerca per tutta la mattina, senza fortuna. Poi, nel pomeriggio, vicino al palazzo, vede di nuovo l'uomo magro con gli occhiali da sole. James segue Marco da lontano, tra strade strette e scure con vestiti appesi sopra la testa. Marco guarda indietro. Vede James. Corre. Corrono sopra ponti. Passano in una piccola piazza piena di sole e piccioni. Marco sale su un taxi d'acqua di legno, e il taxi parte veloce. L'acqua bianca resta dietro. L'autista grida qualcosa. James salta su una barca vicina e segue, il vento in faccia. Il taxi d'acqua arriva ai gradini del mercato. Marco salta a terra e corre. La barca di James tocca la pietra un secondo dopo. Al mercato di Rialto c'è frutta colorata. C'è pesce fresco sul ghiaccio. Ci sono turisti con le macchine fotografiche. Un uomo con un gelato in mano guarda i due correre. Marco corre su un piccolo ponte bianco, stretto. «Al ladro!», grida James. Dall'altra parte del ponte, la gente del mercato chiude la strada: uomini con le casse di frutta, donne con le borse della spesa. Marco resta fermo in mezzo al ponte. James lo prende per un braccio. Marco tira il braccio e lo colpisce con il gomito. James non lascia il braccio. I due cadono insieme sulle pietre del ponte, e la gente grida.

«Perché, Marco?», chiede James, a terra, con la mano ancora sul braccio dell'uomo. Marco respira male, la faccia stanca. Parla poco. «Volpe paga bene. Voi no. Sabato, nel suo palazzo, è il mio giorno di paga», dice Marco. Poi un sorriso sottile. «E quella donna lavora per Volpe. Il porto, la barca, la montagna... tutto un gioco per te.» James non risponde. Pensa a Chiara nel cappotto scuro, libera, sola.

James guarda nella tasca della giacca di Marco e prende un biglietto elegante: Gala Volpe Energia. Palazzo Volpe, sabato, ore ventidue. Sul ponte di Rialto, lì vicino, ci sono due carabinieri di pattuglia. Sentono le grida di James e della gente e arrivano di corsa. Vedono due uomini a terra. Uno dei carabinieri guarda Marco, poi prende una foto dalla tasca: è la foto di Marco. Hanno la foto da stamattina, per la macchina grigia della stazione, trovata a Piazzale Roma. Prendono Marco per le braccia. James non dice niente e non mostra niente.

James legge l'invito due volte, poi lo mette in tasca. «Il gala della sua società. Champagne, e una scatola nera», pensa. Domani sera ha un invito. Gli serve solo una maschera.