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La porta di servizio

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Velocità

«L'acqua», dice James, piano, e apre di nuovo il vetro. Dalla finestra entra l'aria della notte: fredda, umida, con un odore di sale e di legno bagnato. Non c'è luna, e una nebbia bassa cammina sull'acqua. James lascia il mantello nero e la maschera sul pavimento: nell'acqua un mantello lungo non aiuta. Lega la corda al letto, forte, e la manda giù dalla finestra. Sotto, lontano, il canale è nero e freddo. Le finestre gialle del palazzo fanno lunghe righe di luce sull'acqua, e le righe tremano. La festa continua tra le luci gialle, la musica dei violini e le voci degli ospiti. Sono le undici e quaranta. Sulle scale ci sono gli uomini di Volpe: la sola strada è l'acqua. James scende per primo, una mano dopo l'altra, i piedi contro il muro. La corda è sottile, e le mani bruciano. Un piano, due piani, tre. Poi i piedi toccano il balcone di pietra. James alza gli occhi: Chiara scende, piano, il vestito rosso contro la pietra. James le dà la mano, e Chiara arriva sul balcone. Sono le undici e quarantacinque: mezzanotte meno un quarto. Hanno quindici minuti. Chiara passa sopra il balcone, resta appesa con le mani e lascia la pietra. Il vestito rosso sparisce nel buio, e il rumore dell'acqua è piccolo, quasi niente, sotto i violini. James la segue un secondo dopo, nel buio dell'acqua.

L'acqua è gelata dentro i vestiti, e per un momento James non vede niente, solo buio. Il freddo prende il petto come una mano, e il respiro esce corto. L'acqua ha il sapore del sale e dell'olio. Nuotano piano lungo il muro del palazzo, lontano dalla porta d'acqua grande, fino al ponte vicino. Con una mano James tocca il muro: la pietra è fredda e bagnata, coperta di erba verde. Sotto il ponte, nel buio, c'è la barca di servizio di Volpe, la barca piccola di Chiara: vecchia, di legno scuro, lunga quattro metri, con un piccolo motore. Chiara sale per prima e dà la mano a James. L'acqua cade dai vestiti sul fondo della barca, goccia dopo goccia. James guarda il Rolex: mezzanotte meno tredici.

Un minuto dopo, il palazzo cambia. Alla finestra piccola della stanza appare il Gigante: guarda la corda bianca, giù fino al balcone, poi l'acqua nera. La luce gialla è dietro di lui, e la sua faccia è solo un buco scuro. Poi le sue spalle spariscono, e sulla porta d'acqua grande arrivano altri uomini, quattro, con cappotti scuri e torce elettriche. Le luci delle torce corrono sull'acqua, sotto i ponti, lungo i muri: una, due, tre, quattro luci, che cercano come dita. Chiara tira la barca vicino alle pietre. Una luce passa a un metro dalla barca, e va via. Più lontano, sul Canal Grande, passa un vaporetto, vuoto, con le finestre gialle.

«Ascolta», sussurra Chiara, con la bocca vicino all'orecchio di James. I suoi denti battono per il freddo, ma la voce è ferma. «Dentro la porta di servizio c'è un corridoio stretto, con le casse di vino. Venti passi. In fondo c'è una porta di metallo grigio: la sala di controllo. Dentro lavora un tecnico, solo uno.» «E il tecnico?», chiede James. «Il tecnico resta giù, anche a mezzanotte: è il suo lavoro», risponde Chiara. «Ma a mezzanotte Volpe vuole tutti vicino, con un bicchiere in mano. Tutti, per i ministri.» «Con i ministri ci sono quattro uomini della scorta, armati», aggiunge Chiara. James ripete piano: «Corridoio, venti passi, porta grigia.» Chiara dice di sì con la testa. Mezzanotte meno dieci.

Per tre minuti lunghi le torce cercano ancora sull'acqua, a destra e a sinistra, e la barca resta ferma sotto il ponte. Poi le torce tornano sulla porta d'acqua grande. Ma adesso, davanti alla piccola porta di servizio dietro il palazzo, con i suoi tre gradini di pietra sull'acqua, ci sono due uomini di Volpe, con i cappotti scuri e le torce. Uno è basso e fuma una sigaretta; l'altro è grande, con le spalle larghe. Ognuno ha una piccola radio nera sulla spalla. «Prima, quella porta non ha guardie», sussurra Chiara. «Adesso sì.» Dalla terrazza arriva la voce di Volpe, calma, sopra la musica: «Signori, ancora un poco di pazienza. A mezzanotte, uno spettacolo di luci!» La musica non cambia: la festa continua.

«E adesso?», sussurra Chiara. «Adesso entro», risponde James. «Prima di mezzanotte. Dopo, il nord è al buio.» Chiara guarda i due uomini, poi il piccolo motore della barca. «Gli uomini di Volpe guardano l'acqua», dice Chiara, piano. «Allora l'acqua ha bisogno di un rumore.» «È pericoloso», dice James. «Anche la mezzanotte», risponde Chiara. James guarda il Rolex: mezzanotte meno sei. «Poi ti aspetto qui, sotto il ponte», dice Chiara, e gli stringe la mano, una volta, forte. James scende piano dalla barca, nell'acqua nera, e nuota lungo il muro fino ai tre gradini della porta di servizio. Resta lì, sotto i gradini, con la testa appena sopra l'acqua. Il freddo entra nelle ossa. Sopra di lui, l'uomo basso fuma, e un poco di cenere cade sull'acqua, a un dito dalla sua faccia.

Mezzanotte meno cinque. Dietro James, sotto il ponte, parte il piccolo motore: tac, tac, tac, forte nella notte. La barca di Chiara esce dal buio e passa lenta davanti alla porta d'acqua grande, con il vestito rosso al timone. Gli uomini di Volpe gridano, e le torce corrono tutte sull'acqua, verso il vestito rosso. Sui gradini, i due uomini della porta di servizio guardano verso l'angolo del palazzo, verso il rumore, con le spalle a James. James esce dall'acqua, senza rumore, e sale i tre gradini. L'uomo basso non sente niente: un colpo, uno solo, sotto l'orecchio, e cade sui gradini, senza forza.

Il secondo uomo sente e gira la testa. È più grande di James, e veloce. La sua torcia arriva sulla spalla di James come un bastone, e il dolore scende fino alla mano. James prende il braccio con la torcia, ma l'uomo spinge, e la schiena di James batte contro la porta di legno. La mano libera dell'uomo va alla radio sulla spalla: una parola, e tutto il palazzo sa. James colpisce con il gomito, forte, sulla bocca. La radio cade sui gradini, e poi nell'acqua. Allora le mani dell'uomo vanno alla gola di James: dita dure come ferro. James non respira. Davanti agli occhi, la notte diventa piccola. Con l'ultima forza, James gira il bottone del Rolex fino in fondo e porta il polso davanti alla faccia dell'uomo. Una luce rossa, un secondo, negli occhi. Le mani dell'uomo lasciano la gola di James e vanno agli occhi. L'uomo apre la bocca per gridare, ma la mano libera di James chiude la sua bocca. Il laser continua, rosso, sulla pietra dei gradini, fino alla fine della carica. Con il piede, James colpisce il ginocchio dell'uomo, di lato: una volta, due volte. Al secondo colpo il ginocchio cede, e l'uomo va giù. James passa dietro di lui e chiude un braccio intorno al suo collo. L'uomo tira, graffia, batte la testa indietro contro la spalla di James. Cinque secondi. Otto. Dieci. Le mani dell'uomo diventano lente, poi ferme. James lo mette giù, piano, sulla pietra.

Fuori, il motore di Chiara va via, sotto un ponte, poi sotto un altro, e le torce perdono la barca nella nebbia. James porta i due uomini dentro la porta, nel corridoio, uno dopo l'altro: hanno solo un minuto di sonno, non di più. Con le loro cinture lega le loro mani dietro la schiena, e chiude le loro bocche con due tovaglioli bianchi dei cesti del pane. Il Rolex è caldo sul polso: la carica è a zero. Poi mette i due uomini dietro le casse di vino. Prende il cappotto scuro dell'uomo basso, la sua torcia e la sua radio. Il cappotto è corto sulle braccia, ma è asciutto, e copre il vestito bagnato. Adesso, nel buio, James è uno degli uomini di Volpe. Chiude la porta di servizio. Mezzanotte meno tre.

Il corridoio è stretto, tra le casse di vino e i cesti di pane vuoti. L'aria è calda; dopo il canale, il caldo fa quasi male. La spalla brucia, e la gola anche. In fondo al corridoio, venti passi più in là, c'è la porta grigia di Chiara. Ma in fondo al corridoio, dalla scala interna, scende un terzo uomo, con un cappotto scuro e una radio sulla spalla. Resta ai piedi della scala e guarda verso James. James abbassa la testa e tiene la torcia verso il pavimento. Poi prende la radio, preme il bottone e parla, basso e veloce, in italiano: «L'inglese è sul tetto! Sul tetto!» Nella radio, ogni voce è solo un rumore rotto. Subito, nel palazzo, altre radio rispondono, e sopra la testa di James passi pesanti corrono verso le scale. L'uomo della scala guarda James. James indica la scala con la torcia, senza una parola. L'uomo corre su per la scala, due gradini alla volta. Il corridoio è vuoto. Sopra, Volpe parla agli ospiti, e gli ospiti ridono. Ancora tre minuti, e il nord va al buio.