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La giacca

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Velocità

A mezzogiorno la strada dietro il caffè di Lucien ha l'odore del pane caldo. Il sole arriva adesso fino alle finestre del terzo piano, ma giù, sulla strada, ci sono ancora l'ombra e il freddo. Lontano, una campana suona le dodici. James e Claire aspettano vicino alla porta verde, a un metro di distanza. Nel panificio, dietro la vetrina, un ragazzo tira fuori dal forno una fila di pani lunghi e dorati.

All'ultimo colpo della campana una donna arriva dal fondo della strada. Ha circa cinquant'anni, un cappotto vecchio sopra il grembiule, le mani rosse e grandi. In una mano ha una borsa della spesa, nell'altra una chiave. Quando vede due persone davanti alla porta verde, rallenta.

Claire apre la sua borsa e mostra una piccola carta, con una foto e una riga blu, bianca e rossa.

«Polizia? Ancora?», chiede la donna. La sua voce trema un poco.

«Lui è con me, signora», risponde Claire. «Può aprire, per favore?»

La donna guarda James: il vestito scuro, la faccia rasata, le scarpe pulite. Poi apre la porta verde con la sua chiave, e tiene la chiave stretta nella mano. «Sono Yvette», dice la donna. «Pulisco qui il sabato.»

La scala è stretta e buia, e l'odore del pane sale con loro fino al terzo piano. Sul pianerottolo c'è una sola porta. Yvette la apre con la stessa chiave e resta sulla porta, con il cappotto e la borsa della spesa.

«Perché "ancora", signora?», chiede Claire.

«Sabato scorso sono venuti due uomini», risponde Yvette. «Hanno detto: "Polizia." Hanno guardato tutto, ogni cassetto. Ma non hanno fatto domande.»

«Come sono, questi due uomini?», chiede Claire.

«Uno ha una giacca di pelle», dice Yvette. Tocca con un dito un suo dente, davanti. «E un dente rotto. Qui.»

Poi Yvette guarda la stanza, e di nuovo James. «Sta bene, l'inglese?», chiede Yvette.

Nessuno risponde. Claire guarda James; James guarda la stanza.

L'appartamento ha due stanze piccole e una cucina, con l'odore del pane che sale dal forno, sotto. Nella prima stanza ci sono un letto stretto, una sedia e un tavolo con due cassetti. Sul tavolo c'è la foto di una donna giovane, in una cornice nera. Su uno scaffale ci sono solo libri di lavoro: il porto, le navi, il mare. In cucina una tazza, lavata e girata, aspetta vicino al lavandino. È tutto in ordine, come al Bellevue. Ma qui un uomo vive davvero.

Claire va al tavolo e apre i cassetti, uno dopo l'altro. James apre l'armadio.

Dentro c'è una sola giacca, grigia, su una gruccia, e sotto un paio di scarpe nere. James mette la mano nella tasca interna della giacca. La tasca è vuota, e rotta in fondo. James tocca la giacca da fuori, più giù: sotto la stoffa ci sono dei fogli di carta. Con due dita li porta su, piano, e li tira fuori dalla tasca rotta. È un biglietto del treno, usato: Marsiglia–Genova, un giovedì, sedici giorni fa. Piegato insieme al biglietto c'è un piccolo conto: Trattoria da Nino, via del Molo, Genova.

«Ogni cassetto», pensa James. «Ma non dentro una giacca.» Gira verso Claire e mostra tutti e due, sulla mano aperta.

«Genova», dice Claire, piano. Prende il biglietto e legge la data. «Giovedì. Sedici giorni fa. Come dice il barbiere.» Mette il biglietto nella sua borsa.

James tiene il conto e lo mette nella tasca interna della sua giacca. Nei cassetti di Claire ci sono solo calze, due camicie e una matita. Claire chiude i cassetti, piano.

In cucina, sopra il lavandino, c'è un ripiano. Sul ripiano c'è una tazza, con un cucchiaio e un pezzo di pane secco.

«Ecco l'altra casa», pensa James. «Qui Reed mangia e dorme.»

James torna all'armadio. Tra il fondo dell'armadio e il pavimento c'è uno spazio stretto e buio, alto una mano. James va giù su un ginocchio e accende la luce sottile del Rolex. Nella polvere, lontano, contro il muro, c'è una piccola cosa grigia.

La calamita del Rolex prende il ferro a tre centimetri. James mette l'orologio vicino alla cosa grigia, poi più vicino. La cosa non viene. Non è ferro. James mette il braccio sotto l'armadio, fino alla spalla, e la prende con due dita.

Alla finestra la guarda bene. È piccola come una moneta, ma pesante, grigia e morbida, piatta su due lati. Su un lato ci sono due lettere e un numero.

«Piombo», pensa James. «Due lettere e un numero. Ma che cosa è?»

Dietro di lui Claire chiude l'ultimo cassetto.

«Lei ha una domanda che non è per adesso», pensa James. «Anche io.»

Mette il piombo nella tasca interna della giacca, vicino al conto.

«Che cosa ha trovato, sotto?», chiede Claire.

«Polvere», risponde James, e mostra la mano grigia.

Claire guarda la tasca di James, e non dice niente.

Sulla porta Yvette aspetta ancora, con la chiave nella mano.

«L'inglese La paga il sabato?», chiede James.

«Sì, signore. Venti euro», risponde Yvette. «Ma due sabati, niente.»

James mette quaranta euro nella sua mano. «Per due sabati», dice James.

Yvette guarda i soldi, poi la giacca grigia nell'armadio aperto. Chiude la mano, e per un momento anche gli occhi.

Giù in strada il vento torna, freddo, all'angolo. Claire mette la borsa sulla spalla.

«Il patto è per oggi», dice Claire. «E oggi finisce a mezzanotte.»

«Allora a cena», dice James. «Alle otto e mezza. Il ristorante piccolo sul porto, vicino al mercato.»

«Alle otto e mezza», ripete Claire. Va via verso il porto, e non gira la testa.

Il pomeriggio è lungo: James cammina per il porto e per la città vecchia, con il piombo in tasca, e nessun giornale, nessun impermeabile grigio è dietro di lui. Alle sei passa al Bellevue, prende dal nécessaire la scatola del sapone e la mette in tasca.

Alle sette James è alla stazione, in alto sopra la città, a venti minuti a piedi dal porto. Vicino ai binari c'è una grande sala con il soffitto alto e una fila di cabine di legno, con un numero sopra ogni porta. James scrive il numero di Londra su un foglio e lo dà all'impiegata. «Cabina quattro», dice l'impiegata. James entra nella cabina numero quattro e chiude la porta di vetro. Poi aspetta, con il telefono muto in mano. Passano sei minuti.

«Com'è il mare?», chiede Moneypenny, da lontano.

«Calmo», risponde James.

Dalla tasca prende la scatola del sapone e mette le due metà sul ricevitore. Nel ricevitore c'è un fischio corto, poi un rumore basso, come il vento. «Linea sicura», dice Moneypenny. «Un momento.»

Poi la voce di M, bassa.

«Reed ha un'altra casa», dice James. «Nella sua giacca c'è un biglietto del treno per Genova, usato.»

«Una donna del servizio francese, Claire Roux, fa le mie domande», aggiunge James.

«Attento a quella signora», dice M. «Non dire niente che non sa già. Quattro giorni.»

«Chi abbiamo a Genova?», chiede James.

«Ti dico domani», risponde M.

«Gli americani hanno sempre qualcuno in un porto», dice James. «Può chiedere, signore?»

Per un momento, sulla linea, c'è solo il rumore basso. «Chiedo», dice M. «Su una linea aperta, gli americani sono "gli amici". Alle nove.»

M chiude la linea, senza un saluto. James toglie le due metà dal ricevitore, chiude la scatola e la rimette in tasca.

«Diciotto euro», dice l'impiegata, quando James esce dalla cabina. James paga.

Il ristorante è piccolo, con tovaglie di carta a quadri e una stufa in un angolo. Ogni volta che qualcuno apre la porta, il vento entra e muove le tovaglie. Claire arriva alle otto e mezza in punto. Mangiano una zuppa di pesce con l'aglio, pane caldo e un vino bianco semplice. Parlano poco: del vento, del pesce del mercato, della pioggia di Londra. James non parla del piombo. Claire non parla del suo uomo.

Dopo la zuppa escono un minuto sulla porta, nel vento, e James accende una sigaretta. Claire la prende dalle dita di James, fuma una volta, piano, e la rende senza una parola.

«Il treno delle sette», dice Claire, e guarda il porto nero.

«Il treno delle sette», ripete James.

Dentro, «Sessanta euro», dice il cameriere, con il conto. James paga.

«Quanto Le devo?», chiede Claire.

«Trenta euro», risponde James.

Claire mette sul tavolo trenta euro, esatti, e chiude la borsa. «Buonanotte, signor Bond», dice Claire. Non dice dove dorme lei stanotte, e James non chiede. Claire esce nel vento.

«Meglio averla vicino, dove la vedo», pensa James.

Alle nove, nel ristorante quasi vuoto, James chiede la linea al padrone e aspetta dieci minuti al telefono sul muro, con un caffè.

«Com'è il mare?», chiede Moneypenny.

«Un po' mosso», risponde James.

Moneypenny ha un messaggio, e lo legge piano. «Gli amici dicono: domenica alle quattro, dove fanno la farinata, vicino al porto vecchio. Uno che ti conosce», dice Moneypenny.

La farinata è di Genova: una torta sottile di ceci e olio, cotta nel forno a legna. James la conosce bene.

«Domenica, allora», dice James. Poi il click della linea.

«Dodici euro, il telefono», dice il padrone. James paga, e lascia anche il resto.

Alle dieci James torna al Bellevue, lungo il porto. Ferrand è al banco, con il suo cardigan nero e gli occhiali sulla catenella.

«Domani parto presto, signora», dice James.

Ferrand scrive qualche numero su un foglio. «Due notti, centoventi euro», dice Ferrand.

James paga con i soldi della busta. Ferrand guarda la cesta vuota, poi James. «Se trova il signor Reed», dice Ferrand piano, «la sua stanza è pagata fino alla fine del mese.»

Nella stanza dodici James mette il piombo sul tavolo, sotto la lampada. Grigio, piccolo, pesante. D.F., quattro, uno, due. Lo guarda a lungo. Poi lo rimette nella tasca interna della giacca, con il conto della Trattoria da Nino, e appende la giacca alla sedia. La Walther va sotto il cuscino. Fuori, il maestrale batte sulle persiane. Domani, alle sette, un treno va verso est, lungo il mare.