Il magazzino
Il portone è all'angolo di un vicolo stretto, che sale dalla strada verso le scale. È profondo e buio, e ha l'odore della pietra bagnata. Da qui James e Claire vedono tutto: il cancello aperto, la luce gialla dentro il magazzino, il camion con il motore acceso. La pioggia adesso è forte. Batte sul tetto del camion e corre giù per il vicolo, verso il porto.
Sotto il cancello l'uomo con il dente rotto guarda la strada. Il camionista con il berretto di lana scende dal camion ed entra nell'ufficio in fondo al magazzino, con dei fogli in mano. Anche l'uomo con la scatola lavora dentro, adesso, al coperto, vicino alla porta.
James guarda e conta. Due uomini entrano nel magazzino per la cassa dopo. Tre minuti. La strada resta vuota. Poi i due uomini tornano sotto la pioggia, con la cassa tra le braccia, la mettono sul camion e tornano dentro. Altri tre minuti, e la strada è di nuovo vuota. Il ritmo è sempre lo stesso.
James prende dalla tasca il suo accendino d'argento e lo mette nella mano di Claire.
«Se qualcuno esce, la fiamma», dice James.
Claire guarda l'accendino, poi James. «E Lei?», chiede Claire.
«Lei legge i registri», risponde James. «Io leggo le casse.»
Sul camion adesso ci sono otto casse. I due uomini entrano di nuovo nel magazzino, piano, con le spalle bagnate.
Nel portone, contro il muro, c'è una vecchia cassa vuota e rotta. James prende una tavola della cassa e la butta giù per la strada, bassa, verso il porto. La tavola batte sulle pietre, lontano, con un rumore forte. Sotto il cancello l'uomo con il dente rotto accende la torcia e va giù, a guardare. Tre minuti.
James esce dal portone. Venti passi sotto la pioggia, veloci e senza rumore. Sale sul retro del camion, tra le casse. Sulla cassa più vicina, in lettere nere, c'è scritto: MACCHINE DA CUCIRE — BASTIA. Sul filo di ferro c'è il piccolo pezzo grigio, nuovo e lucido.
James mette il Rolex sopra un chiodo della cassa, a un dito dal legno. Il laser parte: un punto rosso, piccolo. Piano, James lo gira intorno alla testa del chiodo.
Uno. Due. Tre. Odore di legno caldo. Quattro. Cinque. Un filo di fumo bianco sale nella pioggia. Sei. Sette. Otto. Nove. Dieci.
La carica è a zero.
Intorno al chiodo il legno è tagliato. James mette le dita sotto la tavola e la alza: il chiodo resta giù, e la tavola viene su con un piccolo rumore secco. Adesso nella cassa c'è un buco, largo come una mano. James accende la luce sottile del Rolex, che funziona sempre, e guarda dentro.
Niente macchine da cucire. Dentro c'è ferro grigio, pesante, e su una piccola piastra ci sono tre lettere: U.S.A.
«Le macchine americane di Felix», pensa James.
Il fumo e l'odore del legno caldo vanno con il vento, verso il cancello. Sulla porta del magazzino un'ombra gira la testa.
Dall'altra parte della strada, nel portone buio, c'è una piccola fiamma: l'accendino di Claire.
L'uomo con il dente rotto torna su dalla strada, con la torcia accesa. La luce corre sul camion, sulle casse, sulla schiena di James.
James salta giù dal camion e corre verso il vicolo. I due uomini delle casse restano sulla porta, con le mani vuote. Anche il camionista resta lì, dietro la luce. Ma l'uomo con il dente rotto corre.
Il vicolo sale, poi diventa scala: pietra bagnata, scalini stretti, un lampione spento. James sale due scalini alla volta. Dietro di lui la luce della torcia salta sui muri, sempre più vicina. L'uomo è veloce.
A metà scala una mano prende la manica di James, sul braccio destro. James tira, forte. La stoffa cede alla spalla con un rumore secco, e la mano dell'uomo resta vuota.
James gira. Per un secondo la torcia è sulla sua faccia, e James vede il dente rotto, molto vicino. La torcia scende, forte: un colpo sulla faccia, e un taglio caldo. James colpisce, forte. L'uomo va contro il muro.
James prende il polso dell'uomo, gira la torcia nella sua mano, la prende, e la butta giù per le scale.
La luce cade, salta sugli scalini, gira sui muri, scende. Senza la torcia la scala è nera. Nel buio un uomo cerca la luce: l'uomo con il dente rotto va giù, dietro la torcia. James va su, nel buio.
In cima alla scala James resta fermo contro un muro e respira. Sotto, lontano, la luce della torcia torna su per dieci scalini, resta ferma, poi va via, verso la strada. Dalla strada il camionista grida: «Qualcuno ha toccato una cassa!»
La Walther è sotto la giacca, a sinistra. «Una pistola, lì, e tutta Genova alla finestra», pensa James.
James tocca la guancia: c'è sangue sulle dita. La manica destra pende dalla spalla, rotta, e il braccio è bagnato e freddo. Nella tasca interna, contro il petto, il piombo e il conto ci sono ancora.
«Ha visto la mia faccia», pensa James. «Adesso il tedesco sa.»
Sono le dieci meno dieci. James torna all'albergo per le scale alte, lontano da via del Molo: venti minuti di pietra bagnata, di gatti e di finestre chiuse. Nessuno è dietro di lui.
Claire è seduta sulla scala dell'albergo, al terzo piano, davanti alla porta di James. Ha l'impermeabile bagnato e la borsa sulle ginocchia. Guarda il taglio sulla guancia, poi la manica rotta.
«Il camion?», chiede James.
«È partito alle dieci, verso il porto», risponde Claire. «Con tutte le casse.»
Nella stanza James accende la lampada. Toglie la giacca rotta e la mette sulla sedia. Dalla tasca interna prende il piombo e lo mette sul tavolo, sotto la luce, tra lui e Claire.
«Stasera un uomo chiude ogni cassa con uno di questi», dice James. Gira il piombo con un dito. «D.F. È francese. È Suo.»
Claire prende il piombo e lo gira sotto la lampada. Per un secondo qualcosa passa sulla sua faccia, e va via. Le prime parole di Claire sono in francese.
«Douane Française, cioè la Dogana francese», dice Claire, piano. «Quattrocentododici: un timbro della dogana di Bastia.» Una pausa. «Un uomo mio.»
«Un sigillo», dice James. «Sono sigilli della dogana francese. Ma li mette un uomo di Brandt, a Genova. E a Bastia, qualcuno firma.»
«Il Suo uomo, in dogana», aggiunge James. «Ha un nome?»
«Domani», risponde Claire. «Prima voglio una risposta da Parigi.»
«Sulla cassa c'è scritto Bastia», dice James. «E dentro c'è ferro americano, non macchine da cucire.»
Claire chiude la mano sul sigillo. «Il traghetto per Bastia parte alle undici», dice Claire. «La nave della notte. Ho guardato gli orari, oggi.»
«Allora le casse vanno a Bastia stanotte», dice James. «E anche noi.»
Claire mette il sigillo nella sua borsa. James guarda la borsa un momento, e non dice niente.
James apre la valigia e prende una giacca pulita, blu scuro. Il conto di Nino va nella tasca interna; la Walther, sotto, a sinistra. Alza il colletto.
Al banco l'impiegato con il maglione blu guarda la valigia, poi il taglio sulla guancia di James, e mette un cerotto sul banco, senza domande. La notte è pagata.
La stazione marittima è grande e fredda, piena di luce bianca e di gente con le valigie. In un angolo ci sono tre cabine del telefono. Claire entra nella prima e chiude la porta di vetro; James resta fuori, vicino al vetro. Claire parla in francese, piano e veloce. Dal vetro arrivano solo un numero, la parola «archives», e una città: Bastia. Poi Claire mette giù il telefono.
«La risposta arriva a Bastia domattina, alla posta», dice Claire.
Poi James entra nella seconda cabina, chiude la porta e gira la schiena al vetro. Chiama Londra. Alla domanda sul mare risponde «Calmo»; poi mette le due metà della scatola del sapone sul ricevitore, e la linea è sicura. Poi dà a Moneypenny un messaggio per Felix: la faccia di Brandt, in tre righe.
Allo sportello del traghetto James compra due posti.
«Due passaggi per Bastia, senza cabina: centoventi euro», dice l'impiegata, e guarda i due passaporti. James paga.
«Il traghetto è Suo», dice Claire. «Bastia è mia.»
Alle undici meno un quarto la grande porta della nave è aperta, giù, sul molo, come una bocca. I camion entrano uno dopo l'altro, con un rumore di ferro. James e Claire guardano da una passerella, in alto, sotto la pioggia. Il camion di via del Molo arriva in fila con gli altri. Al volante c'è l'uomo con il berretto di lana. L'uomo con il dente rotto non c'è.
James legge la targa: GE, e quattro numeri. La legge una volta sola. Ha buona memoria.
Alle undici in punto la nave lascia il molo.
La nave esce dal porto, piano, tra le luci gialle del molo. In alto, sulla collina, la Lanterna gira la sua luce sul mare nero. James è sul ponte, nel vento, con il colletto alto e il taglio che brucia sulla guancia. Claire è vicino a lui, e non parla.
Sotto di loro ci sono le casse.