Il traghetto
Il porto di Genova è già lontano, dietro la nave: una fila di luci gialle, e sopra la collina la Lanterna, che gira. Il mare è duro, corto e nero. Le onde battono contro la prua, una dopo l'altra, e ogni tanto il vento porta l'acqua sul ponte e bagna le scarpe di James. Il vento è freddo e pieno di sale, e il taglio sulla guancia brucia ancora.
Dentro, nel salone, la gente dorme sulle panche di legno, sotto coperte grigie. In un angolo dorme anche il camionista, seduto, con il berretto di lana sugli occhi. James lo guarda una volta, attraverso il vetro, e alza di nuovo il colletto della giacca blu. Meglio il freddo del ponte.
Sotto, nel camion, c'è la cassa con il buco.
James prende una sigaretta e cerca l'accendino nella tasca. Non c'è. È ancora nella mano di Claire, da via del Molo.
Claire apre la porta di ferro del salone ed esce sul ponte, con l'impermeabile grigio chiuso fino al collo. Dalla tasca prende l'accendino d'argento e accende la sigaretta di James, con la mano intorno alla fiamma, contro il vento. Poi prende la sigaretta dalle sue dita, fuma una volta, piano, e la rende. L'accendino torna nella mano di James, ancora caldo.
«Grazie», dice James.
«Chi risponde, a Parigi, di notte?», chiede James.
Claire guarda le onde, non James. «Non l'ufficio», risponde Claire. «Un amico.»
James aspetta.
«È difficile essere responsabile di un uomo che non ho mai protetto bene», dice Claire, piano.
Il suo uomo in dogana, pensa James: il quattrocentododici. Claire non dice il nome, e James non lo chiede.
«Ogni uomo tiene una cosa in tasca», dice James. «Anch'io. Fino a stasera.»
Claire guarda la tasca interna della giacca di James. Non risponde, e torna a guardare il buio davanti alla nave.
La notte è lunga. Verso le sei e mezza il cielo diventa grigio, dietro nuvole basse. Davanti alla prua sale una terra nera: la Corsica. Le montagne sono alte e dritte sopra il mare, e sulle cime c'è la prima neve, bianca nella prima luce.
«Lunedì», pensa James. «Due giorni al venti.»
Alle sette il traghetto entra nel porto di Bastia. La città è ancora mezza addormentata: case alte e strette, gialle e grigie, con le persiane chiuse. Dietro le case le montagne salgono subito, verdi in basso e bianche in alto.
Claire è alla ringhiera. Giù, sul molo, tre uomini della dogana, in impermeabile blu, aspettano vicino a un cancello. Claire guarda le loro facce, una per una. Poi lascia la ringhiera. James guarda Claire, e non chiede niente.
I camion escono dalla nave uno dopo l'altro. Un uomo della dogana guarda i sigilli del camion di via del Molo e fa sì con la testa. Il camion passa il cancello ed entra in un cortile, davanti a un magazzino lungo. Il cancello chiude dietro di lui.
Sulla piazza del porto, proprio davanti all'ufficio della dogana, c'è un caffè. La sala è lunga e stretta: un bancone, quattro tavoli alla finestra, e in fondo una porta di vetro, verso una seconda sala, piccola e buia. Claire passa la porta di vetro e prende un tavolo nell'ombra. James prende il tavolo alla finestra.
«Un caffè nero, senza zucchero», dice James alla donna del bancone. «E pane caldo.»
James mangia piano e guarda la piazza. Dietro il vetro, Claire non vuole la finestra.
«Chi conosce la sua faccia, a Bastia?», pensa James.
Alle otto un uomo attraversa la piazza, verso l'ufficio della dogana. È grande e pesante, sui cinquant'anni, con i capelli grigi sopra le orecchie e un impermeabile blu, come gli uomini del molo. Cammina piano. Davanti alla porta dell'ufficio guarda il mare, un momento. Poi entra.
«È lui», dice Claire, piano, dall'ombra.
«Cinque euro», dice la donna del bancone. James paga.
Alle otto e mezza sono alla posta, in una strada dietro il porto. Claire mostra la sua carta allo sportello, firma, e l'impiegato porta un telegramma giallo. Claire lo apre fuori, sui gradini, e legge in silenzio. Poi lo dà a James, e James legge piano.
«Quattrocentododici: Paul Santini, sei anni. Permesso: dieci giorni, due settimane fa, a Castellu, dalla madre. "Mia madre sta male."»
«È lui. Santini», dice Claire. «Parigi dice: quattro anni sulle carte di Brandt.»
James rende il telegramma. Claire lo piega e lo tiene nella mano.
«Sei anni con lo stesso timbro», dice James. «Un uomo fedele, o un uomo comodo.»
Claire guarda la strada e non risponde.
«Due settimane fa, di lunedì, il mio inglese sparisce», dice James.
«Se Reed è vivo», pensa James, «è dove va Santini.»
«Se lo prendiamo qui, alla sua scrivania, l'uomo che lui nasconde sparisce», dice James. «Prima Reed.»
Claire guarda la porta della posta, poi James. «Prima Reed», ripete Claire.
Poi apre la borsa e prende una foto vecchia, con un angolo piegato. Nella foto c'è un uomo grande, a un tavolo di ristorante. Dietro, a penna, c'è scritto: Brandt & C., Amburgo.
«Brandt e C.», dice Claire. «Come il cancello di Genova.»
La faccia è più giovane, ma le spalle sono le stesse. Sul tavolo, vicino al piatto, c'è un guanto. Uno solo.
«Domenica sera, a due tavoli da Lei», dice James. «E Lei non ha detto niente.»
«Ogni uomo tiene una cosa in tasca», risponde Claire. Rimette la foto nella borsa, con il telegramma.
James alza un sopracciglio, e lascia la cosa lì.
«Santini lavora fino alle sei», dice Claire. «Castellu è a tre ore di strada.»
«Allora lassù non prima delle nove», risponde James. «E il sole va giù alle cinque.»
Sulla piazza c'è l'orario degli autobus. Per Castellu c'è un autobus solo: parte alle due e arriva alle sei, al buio.
«Un taxi?», chiede James.
«Un tassista parla», risponde Claire.
In una strada dietro il porto c'è un garage, con tre macchine a noleggio. «La macchina è libera all'una», dice il padrone. «La patente, per favore. Centoventi euro, e duecento di cauzione.» James dà la sua patente. Claire mette i soldi sul banco, prima di lui.
Fino all'una aspettano nel caffè della piazza. Alle dieci il camion di via del Molo esce dal cortile della dogana, vuoto, e torna verso la nave. Le casse restano nel magazzino, dietro il cancello.
«E Santini è alla sua scrivania», pensa James.
All'una e un quarto James guida la piccola macchina bianca fuori da Bastia. La strada gira verso le montagne e comincia a salire: una curva, poi un'altra, poi un'altra ancora, tra boschi scuri. Il mare scende piano, sempre più lontano. In una curva un pastore porta le pecore fuori dalla strada, e James aspetta. È l'unico uomo sulla strada.
Più in alto gli alberi finiscono. C'è neve sull'erba secca, e nelle curve all'ombra c'è il ghiaccio, grigio e lucido. James guida piano.
Dopo due ore Claire è bianca in faccia. «Può fermare la macchina?», chiede Claire.
James ferma la macchina. Claire scende e respira, con una mano sulla portiera. C'è odore di neve.
«C'è una cosa che non Le ho detto», dice Claire. Guarda la strada, non James.
James aspetta. Claire chiude la bocca e torna in macchina, senza finire la frase.
«Andiamo», dice Claire soltanto.
James riparte, senza domande. Una frase a metà, pensa James, è sempre una frase.
Alle cinque meno venticinque, nell'ultima luce, il paese appare sopra una roccia: venti case di pietra, una chiesa piccola, una fontana, e un bar con una lampada gialla alla finestra. Il fumo sale dai tetti. Il mare è lontano, giù, già grigio.
«Paul scrive sempre del noce davanti alla casa», dice Claire.
James guarda Claire. Paul, non Santini. E «scrive»: a chi?
In tutto il paese c'è un noce solo, davanti all'ultima casa: la più grande, di pietra scura, con un muro basso intorno.
James ferma la macchina sotto il paese, prima delle prime case, e spegne il motore. «Una macchina in una strada di venti case è un annuncio», dice James. «Andiamo a piedi.»
Dalla valigia prende gli scarponi, con un poco di terra inglese ancora sul cuoio, e li mette. Tocca la giacca, a sinistra: la Walther è lì. Poi salgono a piedi, sul sentiero lungo i muri bassi. Sotto le scarpe il ghiaccio fa un piccolo rumore.
Dal sentiero, sopra il muro, James vede la casa del noce, e dietro la casa un edificio più vecchio e più basso, con una porta piccola e una finestra piccola. Nella finestra c'è una luce. Dietro il vetro, su un letto, c'è la forma di un uomo. La forma è ferma.
«Aspettiamo la mattina», sussurra Claire.
James guarda Claire. Lei non guarda la finestra piccola: guarda la casa grande, sotto il noce.
«La luce non aspetta», risponde James.
Ma James non va verso la finestra piccola. Va verso la casa grande, sotto il noce.
«Una casa con una madre dentro ha una porta», pensa James. E bussa.
Dietro la porta ci sono passi lenti. «Chi è?», chiede una voce di donna.
«Lavoro con Paul, da anni», risponde Claire.
Una donna anziana apre la porta. È piccola, con un vestito nero, uno scialle e i capelli bianchi. Ha le guance rosse del fuoco, gli occhi neri e svelti, e tiene la porta con una mano forte. Non è una donna malata. James guarda Claire, un secondo; Claire guarda James. «Mia madre sta male», dice il telegramma.
«Paul viene il sabato», dice la donna. Guarda le scarpe dei due stranieri, poi le loro facce. «Oggi è lunedì.»
«Siamo in anticipo, signora», risponde James, con un sorriso.
La donna guarda il sorriso un momento. «Fa freddo», dice la donna. «Entrate.»
La cucina è calda e bassa. Nel camino c'è un fuoco grande, con una pentola nera. Sul tavolo lungo c'è mezzo pane sotto un panno bianco. C'è odore di minestra e di legna. La donna mette sul tavolo due piatti di minestra calda e taglia il pane.
«Mangiate», dice la donna.
James mangia. «Il pane è molto buono, signora», dice James.
«È di Paul», risponde la donna. «Lo porta da Bastia, ogni sabato. Paul è un bravo figlio. Lavora alla dogana. Paga anche il tetto.» Guarda il soffitto, contenta.
Dalla finestra della cucina James vede, nel buio, la piccola luce dietro la casa.
«Quella luce, signora?», chiede James, e prende ancora pane.
«Un amico di Paul», risponde la donna. «È malato.»
Il cucchiaio di Claire resta fermo in aria, un momento. Poi torna nella minestra.
La donna va al fuoco e prende un piatto pronto: minestra, pane e un pezzo di formaggio.
«Lo porto io, signora», dice James.
«No, vado io», risponde la donna.
Va verso la porta e la apre. Fuori, sulle pietre del cortile, il ghiaccio brilla nella luce della cucina. La donna resta ferma sulla porta.
«Fuori c'è ghiaccio», dice la donna piano. «Ho le gambe stanche.» Mette il piatto nelle mani di James. «Il piatto va davanti alla porta. Lei non entra: lo dice Paul.»
«Grazie, signora», risponde James. Non promette niente.
James e Claire attraversano il cortile, nel freddo. La porta piccola è di legno vecchio. Fuori, da una parte all'altra della porta, c'è un ferro lungo. Da dentro, nessuno apre questa porta.
«Non è la porta di un ospite», pensa James.
James dà il piatto a Claire. Poi alza il ferro della porta, piano.