‹ Capitolo 9 di 12 1492 parole

Santini

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Velocità

Nella stanza nessuno parla. Poi la luce della torcia lascia il letto.

Santini non gira veloce. Gira piano, come un uomo che sa già. La luce della torcia passa sulla Walther, poi sulla faccia di James. Santini abbassa la torcia.

«La macchina bianca», dice Santini. «L'ho vista. Sono venuto lo stesso.»

James lo cerca dal collo agli scarponi, con la mano libera. Nelle tasche dell'impermeabile ci sono le chiavi di una macchina e tre chiavi grandi, di ferro. James mette le chiavi e la corda sul tavolo.

Claire entra, con il freddo della notte sull'impermeabile. James accende la lampada e rimette la giacca.

«Santini», dice Claire.

Santini guarda Claire a lungo. «Signora Roux», risponde Santini, piano. «Brandt dice "una donna". Adesso so chi.»

Dall'angolo, dietro la stufa, arriva una voce. «Paul», dice Reed.

Santini guarda l'angolo. Per la prima volta la sua faccia cambia.

Claire mette il telegramma sul tavolo, sotto la lampada, e non fa domande: il foglio giallo fa le domande per lei. Santini va giù sulla sedia, pesante. Poi dice la verità, piano, come un uomo che conta.

«Brandt ha telefonato stamattina, alle sette, da un albergo con un nome francese», dice Santini. Il nome è Hôtel de Paris, cioè l'Albergo di Parigi. «"Hôtel de Paris, un momento", dice la voce. Poi lui: "L'ospite viaggia con le casse il venti. Stanotte lo porta giù. Con l'inglese c'è una donna. Io sono qui fino a mercoledì. Domattina alle sei aspetto la Sua telefonata."»

«Giù, dove?», chiede Claire.

«Nel magazzino della dogana, fino al venti», risponde Santini. «Ho le chiavi.»

«E le casse?», chiede Claire.

«Le casse sono firmate», risponde Santini. «Oggi.»

«Con un buco in una cassa?», chiede James.

«La nave del compratore è già in mare», risponde Santini. «Per Brandt, fermare tutto adesso costa più di un buco.»

James guarda la corda sul tavolo. Santini segue i suoi occhi.

«Se non vengo io, viene l'uomo con il dente rotto», dice Santini. «Lenz. L'autista di Brandt. Qui. Da mia madre.» Guarda la finestra piccola, verso la casa grande, buia. «Brandt non lo dice. Non lo deve dire.»

Lenz. Adesso l'uomo con il dente rotto ha un nome.

«Sei anni con il timbro», continua Santini. «Quattro con le carte false. Non ho rubato niente io: ho firmato.» Guarda le sue mani. «Dopo, non posso più dire no: la mia firma è su ogni carta.» Una pausa lunga. «Ma uccidere un uomo, no.»

«Mia madre non sa niente», dice Santini.

«Sua madre lo sa da Lei, domani», risponde Claire. «Non da un gendarme. È una promessa.»

Santini guarda Claire. Poi fa sì con la testa, una volta.

«Dov'è Brandt?», chiede James.

«All'Hôtel de Paris, a Montecarlo, fino a mercoledì», risponde Santini. «Ogni mese, al porto, la valigetta è nella sua mano, o nella mano di Lenz. Dentro c'è un quaderno nero, piccolo come una mano, con un elastico.»

«E il venti?», chiede James.

Santini risponde con la stessa voce piatta. «La notte del diciannove una nave porta le casse via da Bastia. All'alba del venti è in mare, a mezz'ora da Montecarlo. Lì aspetta la nave del compratore. Alle sette Brandt va in mare con la sua barca, la Regina, dal molo vicino alle scale del porto. Le casse passano da una nave all'altra, e il compratore paga riga per riga, con il quaderno sul tavolo.» Una pausa. «Quattro anni fa sono andato con lui. Se arriva la polizia, il quaderno va in mare. E niente pistole: per Brandt una pistola è una prova», aggiunge Santini.

«Domattina alle sei, la Sua telefonata», dice James. «Se Brandt sa, Lenz viene qui.»

Santini guarda la finestra piccola, verso la casa di sua madre. «Telefono», dice Santini.

«La promessa resta», dice Claire.

Nessuno dorme. Claire mette un foglio e una penna davanti a Santini, e Santini scrive, a lungo. Poi guarda la stufa.

Alle sei meno dieci escono nel freddo: Santini davanti, James e Claire a un passo da lui. Reed resta nella stanza, con la stufa e le coperte. Il cielo è nero, pieno di stelle. Nel bar c'è già una luce, e un odore di caffè.

«Buongiorno, Antoine», dice Santini. «Amici di Bastia. Il telefono.»

«Siete in anticipo, Paul», dice il vecchio. Mette il telefono sul bancone e torna alla sua radio.

Santini dà un numero all'operatrice. James è vicino a lui. Claire mette la testa vicino alla cornetta, per sentire la voce dall'altra parte. Un minuto. Poi, piccola nella cornetta, una voce con un accento tedesco: «E le carte?»

«Firmate», risponde Santini. «Oggi e domani resto al magazzino, con l'ospite. Niente telefono.»

«Bene. Il venti, alle sette», dice la voce. Poi niente.

Santini mette giù la cornetta. Claire guarda James e fa sì con la testa: nessuna parola strana, nessun segnale. Claire conosce bene la voce di Santini, pensa James.

«Venti euro, signore», dice il vecchio, dalla porta. James paga.

Poi Claire telefona, dopo di lui, ai gendarmi della valle, e torna alla casa vecchia, da Reed. James e Santini aspettano fuori, vicino alla fontana.

Alle sette meno un quarto due luci salgono per le curve, sotto il paese: la macchina dei gendarmi. Nella casa grande c'è una luce alla finestra della cucina. Poi una mano sulla porta.

La signora Santini esce, con lo scialle sulle spalle. Santini va da lei, e parla piano, per un minuto lungo. James resta lontano. Non vuole sentire le parole.

La signora non piange. Guarda suo figlio. Poi guarda James e Claire, una volta sola, e torna dentro.

Sulla porta della casa vecchia c'è Reed, con la coperta sulle spalle e la mano di Claire sul braccio. Reed guarda Santini, e non dice una parola.

Due gendarmi entrano nel cortile. Il gendarme più vecchio guarda la carta di Claire. Poi prendono Santini per il braccio. Santini va con loro, senza fretta. Claire mostra ai gendarmi il telegramma. James dà le tre chiavi grandi della dogana. Claire guarda la finestra della cucina, poi la strada.

«Nessuna telefonata fino a mercoledì», dice Claire al gendarme più vecchio. «Per nessuno.»

La macchina dei gendarmi scende per le curve, piano, con Santini dietro. Dal muro del cortile, la signora Santini la guarda fino all'ultima curva.

Alle sette e un quarto scendono anche loro, alla macchina bianca. Claire va avanti, alla macchina. Reed cammina sul braccio di James, piano, sul ghiaccio.

«Santini?», chiede Reed.

«Con i gendarmi», risponde James.

«Santini... i francesi», dice Reed, piano, solo a James. «Prima.»

Giù, vicino alla macchina, Claire aspetta. James la guarda, e non dice niente. Non adesso.

In macchina, dopo un'ora, Reed chiede: «Che giorno è?»

«Martedì», risponde James. Martedì, pensa James. Il venti è domani.

In macchina Reed scrive e firma due pagine per Claire; Claire telefona a Parigi dalla posta, riporta la macchina al garage e torna con la faccia stanca. Claire dice: un gendarme aspetta nel magazzino della dogana, e le casse restano chiuse. Anche la nave delle casse resta al molo, con i gendarmi: niente radio.

«Adesso Parigi sa tutto», dice Claire. «C'è un arresto, e c'è la mia firma.»

All'una, alla stazione marittima, arrivano due uomini in impermeabile e un terzo con una borsa da medico. Uno ha in mano una foto: la stessa foto della busta. Guarda Reed, poi la foto.

«Castagna», dice l'uomo.

James fa sì con la testa. È la parola della busta.

Reed guarda James.

«Sono di Londra», dice James.

L'uomo dà a James una busta. «Da Londra», dice l'uomo. Dentro ci sono mille euro.

Il medico prende il braccio di Reed. Reed fa due passi, poi torna indietro e mette la mano sul braccio di James. «Chiedo scusa», dice Reed.

James tiene la mano sulla sua, un momento. Poi una macchina porta Reed e i tre uomini verso l'aeroporto.

All'una e mezza James entra nella cabina del telefono della stazione marittima, chiude la porta e gira la schiena al vetro. Moneypenny chiede del mare, e James risponde «Calmo». Poi mette le due metà della scatola del sapone sul ricevitore, e dopo «Linea sicura» Moneypenny passa la linea a M.

«Reed è con i colleghi», dice James. «Brandt è a Montecarlo, all'Hôtel de Paris, fino a mercoledì, con il suo quaderno nero. Domattina alle sette va in mare, con la Regina.»

«Il quaderno», dice M. «Poi a casa.»

«E una cosa di Reed», dice James. «Prima di lui, Santini ha lavorato per i francesi.»

«Allora la signora Roux sa più di te», dice M.

«Lo so», risponde James. «Felix ha qualcuno a Montecarlo?»

«Chiedo. Alle sette», risponde M, e chiude la linea.

«Trentadue euro», dice l'impiegata. James paga.

Allo sportello James compra due posti sulla nave veloce delle due, per Nizza. «Centosessanta euro», dice l'impiegato. James paga con la busta di Londra.

Alle due la nave veloce lascia Bastia. Dietro di loro le montagne bianche diventano piccole. Claire è seduta vicino al finestrino, con gli occhi chiusi, ma non dorme. Davanti, oltre il mare grigio, c'è Nizza, e dopo Nizza Montecarlo.

«Diciassette ore», pensa James.